venerdì, novembre 03, 2006

Macrofotografia subacquea con le compatte digitali

Alcuni amici lettori del Blog mi hanno detto che si meravigliano della qualità di alcune nostre foto macro, in particolare in tanti sono convinti che le loro macchine fotografiche lavorino (per le macro) in acqua non correttamente.

Io sono convinto che non esiste nessuna differenza tra una fotografia macro fuori o dentro l’acqua.
Approfitto di questo post per dare un paio di indicazioni (assolutamente personali) per cercare di ottenere dei buoni risultati.

Una fotografia macro avviene da una distanza di pochi centimetri dal soggetto, per cui aria o acqua fanno poca differenza, anche una buona o scarsa visibilità nella fotografia macro non incidono molto sul risultato. Questa foto di anemoni gioiello è stata presa con una visibilità in acqua non superiore ai 2 metri, ma quando la distanza è 3 cm la cosa non fa molta differenza.

La ridotta distanza non permette inoltre all’acqua di modificare il bilanciamento dei colori, quindi non devono essere usati filtri o scene subacquee che modificano il bilanciamento del blu.
Molte macchine fotografiche disabilitano automaticamente i filtri se le distanze sono piccole, altre però non lo fanno.
Detto questo occorre capire i limiti e/o i pregi della nostra macchina fotografica in macro e per fare questo io consiglio queste prove (sono infatti la qualità della macchina e della custodia subacquea a fare la differenza).

Primo passo:
Mettere la macchina fotografica nella propria custodia subacquea completa di diffusore (indispensabile per la macro), prendere un piccolo oggetto e provare a fotografarlo sia in ambiente buio che scarsamente illuminato.
Normalmente i migliori risultati non si ottengono nelle modalità automatiche, ma in quelle manuali. Occorre quasi sempre sottoesporre la foto di una quantità dipendente dalla potenza del flash e della torcia (se utilizzata al momento dello scatto).
In queste prove misurerete subito la distanza minima a cui la macchina riesce a prendere il fuoco e della quantità di luce pilota necessaria nella fase di messa a fuoco appunto. La seconda cosa che scoprirete è come posizionare la luce della torcia ed a quale potenza si ottengono i migliori risultati. Normalmente occorre una bassa potenza, quindi posizionare la torcia nella sua posizione di bassa luminosità.
Attenzione quasi tutte le compatte digitali lavorano bene in macro (a causa del loro obbiettivo piccolo) solo se lo zoom è nella sua posizione neutra, bisogna quindi avvicinarsi fisicamente e non zoommare otticamente. Provate a confrontare i risultati con le diverse posizioni di zoom appunto e mi darete ragione. Anzi allenatevi a verificare prima dello scatto che lo zoom non sia utilizzato.
Un’altra serie di prove che possiamo fare “a secco” sono sulle modalità di messa a fuoco. Nella macro i millimetri possono fare la differenza tra il fuoco ed il fuori fuoco, quindi spesso non è possibile avere tutta la foto a fuoco e bisogna decidere quale parte deve essere privilegiata.
La macchina fotografica deve essere messa quindi su una modalità di fuoco a spot centrale il più piccolo possibile, in modo da mirare con precisione il soggetto. Se avete delle modalità automatiche della ricerca del punto di fuoco disabilitatele.
Guardate ad esempio questa alicia mirabilis in macro, i noduli sul suo ceppo sono a fuoco, mentre i tentacoli no, anche se le distanze in gioco sono minime.

La stessa cosa vale per questo paguro, gli occhi sono a fuoco mentre le zampette pelose no!

Un'altra prova da fare e vedere se la macchina fotografica disabilità (o dosa) automaticamente i filtri subacquei nelle foto ravvicinate. Per verificarlo mettete il vostro soggetto dietro uno sfondo bianco. Partendo da una distanza di circa 2 o tre metri dovrete vedere che la foto ha una tonalità giallo-verdastra, se avvicinandovi la foto diventa sempre più vicina ai colori reali, fino a che ad una distanza macro lo sfondo diventa perfettamente normale significa che la gestione del filtro è automatica. Io consiglio in ogni caso di utilizzare i filtri subacquei solo nelle foto ambientali diurne ed in nessun caso nelle foto notturne.

Secondo passo:
In queste prove ci si accorge subito dei problemi di illuminazione, anche il miglior diffusore non permette di ottenere una illuminazione distribuita bene di un soggetto a pochi centimetri dall’obbiettivo, vi accorgerete che la parte in basso a destra (nel caso comune di flash in alto a sinistra) è sicuramente meno luminosa dalla parte in alto a sinistra, da cui ne segue che la torcia dovrebbe illuminare da destra dal basso e non da sinistra (come invece viene istintivo a tutte le persone non mancine). Quindi io consiglio che le luci pilota debbano anche servire a bilanciare l’illuminazione e che la loro posizione dovrebbe essere in basso a destra.
Stabilire poi la potenza della luce pilota e la sottoesposizione necessaria per avere una fotografia con la giusta esposizione (io normalmente imposto a –2/3 EV per distanze minori di 5cm e -1/3EV per distanze tra i 5cm ed i 15cm)). Nel mio caso io uso una luce alogena da 10watts con un cono di apertura molto largo a circa 30cm dal soggetto (se avete una torcia più potente dovrete allontanare di più la luce). Vedrete che i parametri di regolazione manuale trovati in queste prove saranno gli stessi da utilizzarsi in acqua.
La torcia normalmente è nella mano sinistra e quindi si tende ad illuminare il soggetto dalla parte sbagliata, io mi sono allenato nel cercare di incrociare le mani nel momento dello scatto, portando la luce il più possibile a destra, sotto la macchina fotografica (è chiaro che è necessario avere un controllo dell’assetto ottimo, ogni minimo movimento lo vedremo amplificato enormemente).

Terzo passo:
Il terzo ed ultimo passo è il fotoritocco digitale. È infatti possibile ingrandire ulteriormente alcuni dettagli e rendere più visibili dettagli microscopici utilizzando alcuni filtri appositi. In questo caso è il gusto personale che comanda, io in ogni caso consiglio nel cercare di mantenere un certo realismo nei colori e nei contrasti.


La macrofotografia è affascinante,.. è come scoprire un micromondo pieno di dettagli.
Il problema più serio, io ritengo sia il fatto che quando ci si concentra per le macro si perde attenzione all’immersione. A differenza di una foto ambientale, la macro richiede tempo e concentrazione su dei piccoli particolari che spesso fanno perdere il contatto visivo con il proprio compagno per un tempo non trascurabile.
Il risultato quando arriva dà sicuramente più soddisfazione di una foto normale e quindi la maggiore difficoltà tecnica è pienamente ripagata. Quindi non ostinatevi nel portare a casa delle foto sfocate, scoprite prima a casa come regolare opportunamente la vostra compatta digitale.
Se infine continuate a trovare differenze tra le prove fatte in casa, rispetto a quelle fatte in immersione, vi garantisco che il problema siete voi e non la vostra attrezzatura.

giovedì, settembre 14, 2006

Parliamo di Fotografia (Quarta Parte)


Abbiamo visto nei post precedenti che la nostra visione è un misto di informazioni ottiche elaborate dal cervello che ne modifica l’immagine ottica sovrapponendola ad una mentale, cioè ad un ricordo.
Questo concetto è importante per farci capire perché una fotografia può avere assunto una colorazione (dominante) che in fase di scatto non abbiamo visto.
E’ capitato a tutti noi di trovarci in un ambiente ben illuminato dalla luce del Sole e vedere quindi distintamente i colori degli oggetti presenti nella stanza. Le pareti ci appaiono d’un bianco brillante,così come tutti i colori saranno molto accesi. Se rapidamente chiudiamo le tapparelle e accendiamo la luce vedremo dei colori diversi ;diversi a seconda del tipo di illuminazione impiegata:
1) lampade al tungsteno ci faranno vedere il bianco in giallo-rossiccio
2) con lampade fluorescenti(volgarmente neon, ma non sono) il bianco tende all’azzurro
3) con lampade a vapori di mercurio il bianco sarà verdognolo.
Dopo alcuni minuti la nostra vista è resettata e noi vediamo nuovamente le pareti bianche quasi come se nulla fosse accaduto.
Le fotocamere o le pellicole “vedono”la luce per quel che è , se non vogliamo che le nostre foto abbiano delle dominanti dovremmo quindi “tararle”;nel caso delle pellicole se ne acquisterà una già tarata per il tipo di luce impiegata;per le digitali si potrà impostare nel menù del bilanciamento del bianco (WB) l’illuminazione presente .
La differenza di colore nelle varie fonti luminose si dice “temperatura colore” ed è la temperatura a cui bisogna riscaldare un corpo ,senza che si sviluppi fiamma, per far sì che il corpo emetta luce di quel colore.
Di seguito riporto una tabella dove si rappresenta la notevole differenza fra varie sorgenti luminose.

Sorgenti Temperature di colore Tabella di equivalenza temperatura/colore indicata in gradi assoluti (gradi Kelvin). Per averle in gradi centigradi occorre sottrarre 273 al numero letto.
Es. 2.000 gradi Kelvin corrispondono a 1.727 gradi centigradi.

Cielo sereno 10.000/20.000 K°
Cielo parzialmente nuvoloso 8.000/10.000 K°
Cielo nuvoloso 7.000 K°
Sole tra nuvole (ore 12:00) 6.500 K°
Flash elettronico 6.000/6.500 K°
Flash a bulbi azzurrati 6.000 K°
Sole in estate (tra le ore 10:00 e le 15:00) 5.800 K°
Led 4100-5000 K°
Lampadine flash blu 5.400 K°

Sole al mattino presto e nel tardo pomeriggio 4.000/5.000 K°
Lampadine flash chiare (al zirconio) 4.200 K°

Flash a bulbi bianchi 3.800 K°
Lampade survolate 3.400 K°

Lampade di casa (200 W) 2.980 K°
Lampade di casa (100 W) 2.900 K°

La tabella ci mostra come siano differenti le temperature anche tra vari tipi di flash ,da 3800 a 6500°K e si nota anche che la luce emessa dai diodi ha una temperatura colore intermedia , da 4100-5000°K che insieme alla durata , robustezza e bassi consumi , ne rendono l’uso assolutamente indicato come luce da ripresa per la fotografia.

Vittorio (Archimede)

mercoledì, agosto 23, 2006

Parliamo di Fotografia (Terza Parte)


Durante una gita in barca avrete sicuramente notato che allontanandovi dalla costa , approssimandovi ad un fondale maggiore, il colore del mare si fa sempre più blù. Così , anche durante un’immersione, mano a mano che scendiamo in profondità, l’ambiente assume un tono azzurrognolo Le motivazioni vanno ricercate in quello che si chiama "assorbimento selettivo della luce" che è il motivo principale dell’effetto monocromatico delle nostre foto subacquee.
Per capire il fenomeno proviamo a fare un passo indietro e ,non me ne vogliano i tecnici ,ma in modo semplice proviamo ad affrontare l’argomento.
Il nostro occhio percepisce solo una parte della radiazione luminosa ,ossia della luce, che ci circonda e questa porzione è"formata" dall’insieme di tutti i colori dell’iride . Se facciamo passare un raggio di luce attraverso un prisma di vetro,osserviamo che all’uscita ,la luce, è scomposta nelle sue "parti" cioè escono tanti raggi di luce colorata come un arcobaleno dal rosso al violetto. L’acqua, nei confronti della luce , si comporta come un filtro che ne assorbe i colori in misura differente da colore a colore : in pochi metri già il rosso svanisce, seguito poi dall’arancio,giallo,verde ed infine il blù. Quando ci troviamo sopra un fondale di oltre 25mt con buona visibilità , quindi, l’unico colore che si può vedere è l’azzurro, poiché gli altri colori saranno già svaniti trasformatisi in calore, e che in varie tonalità di celeste ci accompagna in tutti i mari anche con profondità abissali.
Utilizzando una sorgente luminosa, ripristiniamo i colori naturali ma , l’assorbimento selettivo, farà sentire il suo effetto anche in questo caso, fotografando con il flash un soggetto posto ad un paio di metri, il lampo per giungere sino all’obbiettivo, deve percorrere una distanza di circa 4mt che gli farà perdere una buona quantità di dominante rossa. Per ovviare a tale inconveniente, esistono appositi filtri ma , se possibile , è sempre meglio avvicinarsi il più possibile al soggetto di modo che la minima quantità d’acqua interposta fra flash-soggetto-fotocamera, minimizzi gli effetti deleteri di questa distorsione.Bisogna anche aggiungere che l’occhio risente in misura relativamente modesta dell’assorbimento selettivo della luce , infatti la visione umana , differentemente dalla ripresa video, è un misto di informazioni ottiche elaborate dal cervello che corregge l’immagine ottica sommandola ad una vista mentale ,ripristinando quindi alcuni "punti"come esso meglio li riconosce.Difficilmente dunque in pochi metri d’acqua saremmo capaci di capire veramente cosa vede la fotocamera;tra le varie tarature delle digitali comunque esiste anche la possibilità di impostare la "scena fotografica": :ritratto,paesaggio,tramonto,e , per alcune anche foto sub.
Sistemi che filtrano elettronicamente la luce, e nelle modalità tramonto o foto sub ,addolciscono o sovraccaricano appositamente con quei colori che nel nostro impiego sono così flebili.
Il ritocco finale, poi , sarà come sempre l’apice di tutti gli sforzi che abbiamo fatto e che talvolta ci rende un po’ più contenti e orgogliosi di noi stessi.
La trattazione di questo argomento dovrebbe continuare con alcuni cenni sulla "temperatura colore" e "assorbimento di luce" che , per non annoiare i lettori vedremo di spiegare in una prossima occasione.

Vittorio (Archimede).

mercoledì, luglio 26, 2006

Parliamo di Fotografia (Parte seconda)



Rubrica di fotografia subacquea (e non solo) a cura di Vittorio.

E’ giusto pensare ad un sistema tecnologico che ci assista e ci aiuti a raggiungere gli obbiettivi prefissati ,ma quando questo , da solo sceglie i parametri essenziali e non ci permette di interagire con esso crea una sorta di marasma .
Alex ha ragione nella sua osservazione , ma confonde aggiornarsi con stare al passo coi tempi , se paragoniamo la fotografia classica a quella digitale infatti, non si riesce a capire quale sia il pendolino e la locomotiva , si sa solamente qual è il più veloce.
SE nel sistema tradizionale NOI ci aggiorniamo imparando una materia nuova, fatta di matematica, fisica , arte e creatività , nel digitale sostituiamo le prime con l’ultima novità tra le fotocamere o software , e sfido chiunque a spiegarmi come faccia un programma , in modo tangibile intendo, a correggere , migliorare o comunque a modificare una foto.
Ovviamente l’impoverimento culturale non lo troviamo soltanto nel panorama fotografico, ma ovunque , condividendo la replica di Mauro , auguro di non trovarci un domani su Marte impossibilitati a qualunque azione perché non disponiamo dell’ultima news tecnologica.
Sempre in riferimento alle repliche del post precedente , ed entrando nel merito del foto-sub, le difficoltà legate ad una buona immagine sono molteplici , vediamo quindi di cominciare ad addentrarci nell’argomento.
Prima di immergerci certamente avremmo fatto alcuni scatti di prova con la nostra fotocamera memorizzando le funzioni dei tasti principali , macro, zoom+_ ,flash auto , forzato , lampo di schiarita, selettore di esposizione ecc.
Scendendo in immersione tutto diventa più difficile, l’assetto è fondamentale con conseguente aumento del consumo d’aria , un piccolo soggetto poi, non vi aspetterà per ore , quindi rapidità ed azione diventano capacità importantissime e questo in soli pochi metri d’acqua , non pensiate poi di essere immuni alla narcosi nelle immersioni profonde dove pochi tasti possono diventare incasinati come quelli di un pianoforte .
Sott’acqua un valido compagno diventa maggiormente importante durante la ripresa fotografica; mentre voi aggeggiate con i pulsanti ,aumentando il livello di stress ,sarà lui il più delle volte ad indicare ed illuminare i bersagli , per questo motivo le foto dovranno essere anche argomento di riflessione tra compagni , tanto da capirsi meglio e subito.
L’altra volta ho aperto il post con la foto di una prorompente sirena che non è ,PURTROPPO, un gadget di questo improbabile “corso” ,ma ha acceso piacevolmente un interesse sul tema . Vediamo ora le osservazioni alle prossime immagini.

Vittorio (Archimede)

Fotografia subacquea e dintorni

Mi permetto di scrivere anch’io qualche riga sul nuovo argomento e prossima rubrica curata da chi se ne intende sicuramente di più, ma pur non essendo un esperto fotografo, molti anni fa mi sono divertito a fare qualche scatto con una reflex, vari obbiettivi e filtri, curando: tempi di esposizione, regolazione diaframma, profondità di campo, controluce ecc.ecc. poi la passione si affievolì, dettata maggiormente dal costo esagerato che avrei dovuto affrontare per stare al passo dell’innovazioni, oltre alle spese di sviluppo e stampa.

L’avvento del digitale, inizialmente costoso ma oggi molto più economico ha fatto si che chiunque ne abbia voglia, possa effettuare una serie di foto in modo abbastanza soddisfacente e senza troppo impegno, con una modesta fotocamera digitale.
Naturalmente è anche possibile fornire alla digitale una custodia subacquea e portarla con se durante le immersioni per immortalare quello che c’è di bello nei fondali e riportarlo a casa per vederlo nel nostro PC ed eventualmente farne delle stampe. Ma da qui a definirsi fotografi ce ne vuole, infatti a volte
, quello che vediamo nella realtà, si trasforma in qualcosa di diverso quando scattiamo la foto, maggiormente per le foto subacquee, dove luce, riflessi e ombre, sono molto più difficili da gestire. (ho fatto 3 rullini nel mar rosso con una macchinetta automatica e di 100 foto ne ho tenute circa 30!!!)

Poi c’è da dire che per scattare fotografie in profondità bisogna curare un assetto perfetto, oltre che concentrarsi maggiormente sul soggetto scelto e a volte attendere l’attimo giusto, ovvero ci distacchiamo, senza accorgersi, da tutti gli altri importanti aspetti dell’attività che stiamo svolgendo.
Se per esempio abbiamo un compagno poco esperto, è matematicamente impossibile poter essere liberi da vincoli e dedicarsi a pieno alla fotografia durante la nostra immersione rimanendo in sicurezza, inoltre, specialmente all’inizio dell’attività fotografica, rischiamo di voler fotografare tutto e tutti sguizzando qua e là come pesci consumando un sacco d’aria! (garantisco per esperienza personale!!)

Con questo, non voglio dire che la fotografia non sia un’affascinante variante della subacquea, ma semplicemente, a mio parere, non è così facile fare “click”!! …se poi uno si accontenta allora “NO ES PROBLEMA” ognuno si riporta a casa, soddisfatto, le proprie opere d’arte!!

Vorrei concludere dicendo:
1)
per la mia digitale purtroppo non è prevista la custodia stagna,
2)
le foto belle le lascio fare a quelli bravi come Archimede e Barbiero,
3)
preferisco creare delle vignette a tema da pubblicare sul BLOG.
4)
mi diverto anche a giocare con la grafica digitale e il fotoritocco (vedi foto sotto)




Ale (ìLuce)

venerdì, luglio 21, 2006

PARLIAMO DI FOTOGRAFIA


Rubrica di Fotografia Subacquea (e non) a cura di Vittorio (Archimede).


Non è e non vuole essere un corso di fotografia per sub , ma una riflessione sul sistema uomo-ambiente-mezzi tale da permetterci un miglior avvicinamento a questa specialità. Confido nella partecipazione dei lettori per fornire opinioni e spirito critico, perché è così , con i quesiti ,le osservazioni che ogni uomo ha da sempre cercato nuove risposte.
I numeri indicano che la fotografia subacquea è in netta espansione ,con l’avvento del digitale infatti , la fotografia negli ultimi anni , ha avuto una diffusione di tipo esponenziale , la soluzione delle scafandrature per le fotocamere infatti ha permesso cioè anche a chi possedeva una qualsiasi digitale di portarla con sé sott’acqua con una modica spesa aggiuntiva , impensabile prima con i sistemi a pellicola espressamente dedicati (tipo nikonos).Ciò che è accaduto , però, è stato anche un impoverimento culturale della tecnica di ripresa ; col digitale scattiamo innumerevoli fotogrammi che vediamo direttamente sul display in tempo reale e aggiustiamo di conseguenza l’esposizione e/o l’inquadratura. Una volta scaricate le immagini sul PC di casa, le ritagliamo, schiariamo, rivediamo i contrasti e le zone d’ombra e se non basta a renderle accettabili le camuffiamo con effetti “creativi” , si dice così, con l’effetto spot o bianco e nero oppure seppiato, come fossero foto dell’altro secolo, tanto diverse dall’originale che alla fine dovremmo chiederci cos’è e di chi è quell’immagine sotto i nostri occhi.
Foto-Grafia significa scrivere con la luce e come diceva una vecchia reclame “fotografia :una finestra sulla tua fantasia” . Chi conosce il sistema a pellicola, sa quanto sia importante l’inquadratura, la sensibilità della pellicola in uso e di che tipo sia, b/n dia colore hanno caratteristiche totalmente differenti , anche tra pellicole della stessa categoria, e rispondono in modo completamente diverso ai chiaroscuri, inoltre, non si possono cambiare , salvo casi particolari, durante una ripresa e , i risultati non si possono vedere finquando le foto non sono uscite dal laboratorio di fiducia dove si coglie l’occasione per discuterne e ottenere preziosi consigli dal fotografo professionista in modo da formare piano piano ,pezzo dopo pezzo il nostro corredo, parallelamente al nostro background .
Questa prima parte del discorso termina qui, invitandovi a commentare, in modo da addentrarmi e indirizzarmi nei prossimi argomenti .

Vittorio (Archimede)